Nella formazione del medico estetico deve essere integrata una serie di metodiche educative oltre che tecnico-operative, poiché egli deve essere dedito anche alla prevenzione oltre che alla cura del problema estetico vissuto come tale dal paziente.
Poiché infatti è evidente che l’aspetto fisico assume una notevole importanza nella vita di relazione, spesso alla base delle richieste di intervento si trova un disagio con se stessi.
Ciò obbliga il curante a guardare al bene salute come ad un bene etico ed a garantire un approccio olistico come unica possibile gestione del proprio paziente, per evitare che costui dia consensi dettati da una condizione puramente nevrotica.
Si deve tentare di indagare su aspetti finalizzati alla conoscenza del soggetto che richiede un intervento estetico e se ha ben chiare le implicanze etiche e psicologiche, e nondimeno (per i medici), su aspetti che concernono la consapevolezza dei limiti etici che dovrebbero orientare il loro operato. Il paziente deve essere considerato un soggetto del sentire e del pensare, non solo come esecutore di consigli, e bisogna aiutarlo anche considerando il diniego, di fronte a richieste non congrue, come opportunità del soggetto per rivedere le sue richieste, le problematiche occulte e/o occultate, e per il curante come un banco di prova di professionalità etica e di amorevolezza.